La verità sul caso Harry Quebert, Joël Dicker
Autore: Joël Dicker Titolo originale: La veritè sur l'affaire Harry Quebert Trad. letterale: La verità sul caso Harry Quebert Genere: Giallo deduttivo Thriller Poliziesco Casa editrice: Bompiani Anno pubblicazione: 2013
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La verità sul caso Harry Quebert, tutti (chi più chi meno) hanno
conosciuto in questi anni la grande fortuna che ha avuto questo
romanzo, grazie soprattutto alla miniserie omonima che vede un
Patrick Dempsey nei panni di Harry Quebert, e Ben Schnetzer in quelli
dello scrittore prodotta da diverse case di produzione nel 2018 e
portata in onda sulla tv italiana nel 2019.
Il romanzo si inserisce nella cornice dei gialli definiti “deduttivi”, proprio per la capacità che sta alla base della struttura che non si discosta dai classici gialli, ovvero quella di rispondere alla domanda “chi è stato?”, attraverso gli indizi che vengono mostrati durante la narrazione in una determinata cerchia di personaggi.
Si tratta di un romanzo corposo, un “bel mattone” nella definizione più comune, ma che non è stato un limite per il successo e le vendite che ha riscontrato in questi anni, aggiudicandosi più volte le migliori posizioni in classifica in diversi stati.
E’ ambientato nel 2008 maggiormente ad Aurora una cittadina del tutto fittizia, in quello che è lo stato del New Hampshire degli Stati Uniti d’America. Il personaggio principale dal quale si muove tutta la storia è Marcus Goldman uno scrittore giovane che deve la sua fama alla pubblicazione del primo libro, ma il quale si ritrova ad affrontare un problema molto serio che rischia di mettere fine alla sua brillante carriera, ovvero il blocco dello scrittore (o la paura della pagina bianca), poiché subisce una forte pressione da parte del suo editore per la consegna di un nuovo manoscritto, previsto dal loro contratto ormai in scadenza. Marcus per sviare a questo momento stressante della sua vita, chiama il suo vecchio amico ed ex insegnante universitario Harry Quebert, il quale vive in pianta stabile ad Aurora a pochi passi dall’oceano, ed invita il giovane amico a passare qualche settimana da lui per rilassarsi e magari ritrovare la scintilla dell’ispirazione. Marcus, ovviamente accetta senza esitazione.
Durante la sua permanenza nella casa dell’amico, il giovane scrittore scopre che Harry nel lontano 1975 ha avuto una relazione con una ragazza del posto, Nola Kellergan, allora quindicenne e lui trentaquattrenne, scomparsa lo stesso anno senza lasciare tracce. Marcus e Harry hanno una discussione accesa su quanto scoperto dal ragazzo, ma decidono di mettere fine all’argomento con il ritorno di Marcus a New York, e con nulla in mano per il suo romanzo.
Scoppiata la bomba della riapertura delle indagini del caso Kellergan, qualcuno però non vuole che si indaghi. Infatti, cercheranno di intimidire Marcus attraverso dei biglietti anonimi minatori, e l’auto di Harry viene fatta bruciare. Lo scrittore non si da per vinto, volendo arrivare fino in fondo a questa storia convinto dell’innocenza del suo ex insegnante, che intanto viene rinchiuso in prigione.
Marcus decide di partire proprio da lui per farsi raccontare cosa era accaduto quell’estate del 1975. Le informazioni fornitagli dal Harry e gli sviluppi delle indagini, lo spingono ad interrogare molti altri personaggi che all’epoca gravitavano nella vita della ragazza, iniziando da quelli più vicini a lei, la datrice e i colleghi del lavoro del ristorante, fino agli ex compagni di scuola; sarà proprio una sua ex amica a rivelare a Marcus la vera situazione familiare di Nola, e che tra la sue relazioni c’era un altro individuo: Elijah Stern, ricco uomo di affari, ex proprietario della casa dove viveva Harry. Marcus decide di indagare sul tipo di relazione ci fosse tra Nola e Stern presentandosi a casa di quest’ultimo. Stern lo metterà a conoscenza del fatto che in realtà la ragazza era oggetto delle attenzioni del suo autista Luther Caleb, (del quale ci sarà un salto indietro per il suo background), ed all’interno della villa lo scrittore scopre una prova di fondamentale importanza, che però non può utilizzare.
Nonostante si tratti di un tomo molto corposo (702 pagine), è un romanzo che si lascia leggere con grande semplicità, una semplicità non in senso negativo, ma che quella di Dicker risulta essere una scrittura fluida e scorrevole, (io ricordo di averlo terminato in soli quattro giorni). Una delle cose che mi ha colpita particolarmente quando comprai questo romanzo qualche anno fa, fu la giovane età dello scrittore, e questo libro e poi anche gli altri suoi successivi che ho letto e sto leggendo avidamente, sono diventati per me la dimostrazione che il vero talento c’è e va premiato, (anche se non è perfetto, e ve lo dirò più avanti “il perché secondo me”). Sicuramente questo libro è stato premiato ampiamente dal suo pubblico di lettori e lettrici, facendogli scalare classifiche importanti, raggiungendo a coronamento la serie televisiva con Patrick Dempsey, ed anche questa raggiunta da un ottimo successo.
In tutto questo però ci sono dei piccoli “ma” su alcune cose che sento di dover rendervi partecipi, ovvero che nonostante la freschezza e la fluidità della scrittura, che aldilà della trama accattivante che riesce a tenere incollato il lettore, ci sono alcuni elementi che a mio parere potevano essere curati meglio.
Uno dei primi elementi a colpo d’occhio è sicuramente la lunghezza del romanzo, dovuta dal fatto che la narrazione di alcune scene risulta essere troppo prolissa, e che l’autore sembra prendere a volte dei giri un po’ troppo “lunghi” per descrivere i background di alcuni personaggi o situazioni che interessano il protagonista stesso, al che (mi) fanno pensare che sono stati lasciati lì volutamente per “allungare il brodo”, anche se non vi era assolutamente bisogno. Sono del parere che se ci fosse stata una buona sfoltita (da parte di chi, non ho idea), ci saremmo potuti risparmiare pagine e pagine di sproloqui sulla vita e carriera di Marcus, per niente utili all’avanzamento di trama, ma che alla fine leggi tutto perché sei curioso/a di sapere chi è il colpevole, (e in questo ovviamente lo scrittore è stato molto abile).
Altro “ma” che mi sento di intavolare per rendere un buon servizio alla comunità dei lettori, riguarda il personaggio di Nola Kellergan. Come avrete ben capito si tratta della vittima e sappiamo bene che intorno ad essa si basa e si muove tutta la storia, però nonostante questo e il fatto che venga “riportata in vita” più volte attraverso i flashback, mi aspettavo di incontrare un personaggio con un costrutto un po’ più profondo, invece, quello che lascia a fine lettura (almeno per me è stato così), è solo la presenza di una ragazza utile al fine della trama, e che nonostante abbia quindici anni non è capace di compiere una frase intera di senso compiuto al di fuori di “Harry ti amo”. (Direte giustamente: «Ha quindici anni, che profondità d’animo può avere un personaggio di quell’età?» Avete perfettamente ragione, ma non parlo di profondità esistenziale, che deve parlarci della ragione di vivere, ma quantomeno l’autore poteva darle l’opportunità di intavolare un dialogo. E’ stata poco partecipe).
L’ultima nota credo che si ricolleghi direttamente alla prima che ho scritto, ovvero a quella della lunghezza del romanzo. Mi riferisco in particolar modo al succedersi dei numerosi eventi, dei numerosi colpi di scena, dove dall’inizio del romanzo e oltre una buona metà, tutto scorre tranquillo in quel “lungo” narrarci tra dialoghi e flashback dei vari background e salti temporali, però improvvisamente quando la storia sembra volgere al termine, quando Marcus si rende conto di aver concluso il libro con un errore madornale, di lì in poi Joël Dicker sembra intraprendere una corsa per far terminare il più velocemente possibile il libro, con il susseguirsi dei colpi di scena uno dietro l’altro.
Arrivati a questo punto della recensione vi posso dire che La veritàsul caso Harry Quebert è un libro come tanti altri che vale la pena leggere. Ovviamente armatevi di pazienza perché si tratta di un romanzo molto lungo, e chi sa di non amare i “mattoni” lascio fare a voi le vostre valutazioni, anche se la narrazione scorre velocemente e la trama vi terrà incollati fino all’ultima pagina. L’abilità di JoëlDicker sta proprio in questo: la trama della storia e il susseguirsi degli eventi che filano in modo logico tra di loro, non danno tregua alla curiosità che cresce pagina dopo pagina.
Joël Dicker (1985), è uno scrittore svizzero con alle spalle studi di arte drammatica e successivamente laureato in giurisprudenza. Il suo esordio avviene in Francia nel 2011 con il romanzo Gli ultimi giorni dei nostripadri, che in Italia sarà pubblicato nel 2015 da Bompiani, già conosciuto dal pubblico italiano nel 2013 con La verità sul casoHarry Quebert sempre edito da Bompiani, tradotto in 33 lingue e che gli farà vincere Il Grand Prix du roman de l’Acadèmie française, e da cui è stata tratta la miniserie televisiva. Nel 2016 viene pubblicato Il libro dei Baltimore edito dalla Nave di Teseo (spin-off de La verità sul caso Harry Quebert). Nel 2018 esce La scomparsa di Stephanie Mailer, La nave di Teseo; L’enigma della camera 622, La nave di Teseo, 2020. Oggi lo ritroviamo in libreria ancora con vendite record in Italia, con oltre trecentomila copie vendute, con il romanzo Il caso Alaska Sanders, La nave di Teseo, 2021, dove ritroviamo Marcus Goldman sulle tracce di Harry Quebert.
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